Piazza dei Mestieri

La chiusura del Decennale

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Oltre 4.500 persone hanno partecipato al Decennale di Piazza dei Mestieri.
Sette giorni per una media di 3 incontri quotidiani. Nelle botteghe che si affacciano sulla Corte sono stati venduti 370 kg di cioccolato, il Birrificio ha spillato 1.250 litri di birra, il Ristorante ha servito 1.050 pasti.

Da Piazza dei Mestieri sono passati 62 relatori (molti dei quali amici della Piazza da anni): imprenditori, ministri, assessori, presidenti e amministratori di grande aziende private e delle fondazioni bancarie rappresentanti della cultura e delle opere di carità torinesi. Sul palco si sono esibiti 12 artisti mentre 3 chef hanno dato prova della loro creatività in cucina. Numeri importanti che confermano la filosofia di questo Decennale: "Costruire si può".

E questi dieci anni sono la prova concreta del lavoro svolto: 1.500 giovani diplomati sono diventati cuochi, barman, pasticceri, cioccolatieri, grafici, acconciatori, meccanici.
Perché Piazza dei Mestieri non è soltanto una scuola di formazione gratuita, ma un'impresa sociale nata dalla collaborazione tra pubblico e privato, che grazie alla passione degli oltre 200 educatori che vi insegnano, porta avanti il suo progetto fondato sul principio di accoglienza-formazione-lavoro.

Un modello che si inserisce a pieno titolo nel dibattito sul "secondo Welfare" che, in tempi di crisi come quello che stiamo vivendo, evidenzia come nuovi metodi di collaborazione possano rispondere ai bisogni sociali. In campo educativo Piazza dei Mestieri è riuscita a istituire un rapporto positivo tra istruzione e lavoro, tra scuola e impresa, conoscenza e abilità, anticipando la nuova riforma della scuola. Un modello educativo che vuole e può includere tutti e punta sugli antichi e nuovi mestieri per formare cittadini attivi nella società di domani. Insomma la via italiana al sistema duale.
Perché i giovani, - come dice Dario Odifreddi, Presidente di Piazza dei Mestieri - "non sono bamboccioni, ma ragazzi pronti a partire nella battaglia della vita. Bisogna però saperli sfidare e soprattutto stare al loro fianco. Anche loro, come noi tutti, hanno bisogno, di conoscere la bellezza, di commuoversi nel vedere che lo studio e il lavoro delle loro mani trasforma la realtà e crea cose concrete e utili".
Durante la diretta di Ballarò da Piazza dei Mestieri il 30 settembre, un'allieva ha preso in contro piede tutti rispondendo alla domanda: "Ma il lavoro è un diritto o un dovere?". "Lei ha detto né uno né l'altro. Il lavoro deve essere un piacere". Perché al di là di tutti i dibattiti sull'articolo 18 questo è in fondo il pensiero più naturale di chi ha il futuro davanti.
Il Decennale è stata una grande festa per chi la Piazza già la conosceva e per chi ci veniva per la prima volta. Ma soprattutto questi sette giorni hanno messo tutti alla prova: i ragazzi che si sono sentiti protagonisti, gli insegnanti che hanno toccato con mano i risultati del lavoro, i relatori dei diversi incontri, i giovani volontari, ma soprattutto i Fondatori che dieci anni fa hanno creduto in questo progetto che ha restituito loro molto più di quanto avrebbero potuto immaginare all'inizio.
Non un punto di arrivo dunque ma una nuova partenza con la voglia di fare meglio.

 

Pubblicato: il 06 ottobre 2014

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